Keith Jarrett è un Genio; non c'e bisogno di scrivere altro a riguardo. Quella che vi presento oggi è solo una sfumatura del suo immenso genio.
Dunque, correva l'anno 1976; io non ero ancora ancora nato mentre Keith aveva gia da un registrato quel capolavoro chiamato "The Köln Concert" da circa un anno. Preso dalla voglia di sperimentare si reca nell'Abbazzia Benedettina della ridente e solare cittadina di Ottobeuren, in Germania. Li si diverte a "giocare" con un Gigantesco e Massiccio Karl Joseph Riepp; un organo barocco del primo 700 composto da 3 ogani controllati da ben cinque Tastiere dotate di una impressionante varietà di registri. Keith registra per per 2 settimane; nula di scritto ma solo improvvisazione in puro stile Jarrett, e quel che ottiene non ha nulla a che vedere ne col Jazz, ne con la musica da organo moderna.
Dalle continue sessioni di sperimentazione ed improvvisazione nascono nove "sfere", nove muovimenti chiusi da un Inno, un inno liberatorio. Se fosse un film, "Hymns/Spheres" di Keith Jarretth sarebbe il Mago di OZ; un viaggio catartico alla ricerca di un IO musicale per nulla evidente. Se fosse un libro sarebbe Alice in Wonderland; un avventura in un mondo di illusioni sonore che distorcono la nostra più elementare percezione del suono.
Il disco resta a ttuttoggi un esperimento fonico d'avanguardia, sia nelle sonorità che nei contenuti e come tale richiede la più totale dedizione nell'ascolto: non è musica da sotto fondo. Concludo con una immancabile cosriosità, contenuta nel Booklet del disco: Interpellato più volte se si fosse avvalso di sintetizzatori per ottenere alcune delle sonorità del disco Keith chiariche "ho semplicemente sperimentato andado ad aprire e attourare alcune canne in modo non tradizionale, cercando di raggiungere il suono che avevo in mente. Queste sonorità sono sempre state a portata dell'organo; bastava solo andare a tirarle fuori".
Dalle continue sessioni di sperimentazione ed improvvisazione nascono nove "sfere", nove muovimenti chiusi da un Inno, un inno liberatorio. Se fosse un film, "Hymns/Spheres" di Keith Jarretth sarebbe il Mago di OZ; un viaggio catartico alla ricerca di un IO musicale per nulla evidente. Se fosse un libro sarebbe Alice in Wonderland; un avventura in un mondo di illusioni sonore che distorcono la nostra più elementare percezione del suono.
Il disco resta a ttuttoggi un esperimento fonico d'avanguardia, sia nelle sonorità che nei contenuti e come tale richiede la più totale dedizione nell'ascolto: non è musica da sotto fondo. Concludo con una immancabile cosriosità, contenuta nel Booklet del disco: Interpellato più volte se si fosse avvalso di sintetizzatori per ottenere alcune delle sonorità del disco Keith chiariche "ho semplicemente sperimentato andado ad aprire e attourare alcune canne in modo non tradizionale, cercando di raggiungere il suono che avevo in mente. Queste sonorità sono sempre state a portata dell'organo; bastava solo andare a tirarle fuori".
P.S.
Su Youtube potete trovare dei pezzi di quest'opera: NON ascoltateli. Privati della giusta qualità sonora, ed orfani di un doveroso apporto di Bassi, questi essaggi risultano decisamente insipidi e privi della magia di un ascolto adeguato alla portata dell'opera. Piuttosto cercatevi degli Mp3 (320kbps o >) per avere una degna anteprima; se invece conoscete ed amate Jarrett e le sue sperimentazioni, comprate a scaola chiusa il CD: non potete rimanerne delusi.